POETRY IN LINE

Linee pulite, immaginario sensibile e giocoso. Il racconto poetico e lieve della bellezza dell’ordinario, come la illustra Fernando Cobelo.

Illustratore dal segno delicato e sognante, con un background in architettura e un talento per il disegno a mano coltivato fin da bambino, come gesto naturale e spontaneo. Autodidatta animato da passione e curiosità per l’illustrazione, ha elaborato attraverso ricerca e disciplina uno stile personale, dal potere espressivo ed emotivo molto forte.

LA COLLAB: L’ATTESA

Con Anoba ho avuto per la prima volta totale libertà creativa. Di solito lavoro partendo da un tema preciso, un testo, una direzione tracciata: leggo, faccio ricerca, prendo appunti a mano su un quaderno — scrivere mi aiuta a fare mie le parole. Da lì, trasformarle in immagini diventa un gesto naturale.
Stavolta è stato diverso: nessun punto di partenza, solo un foglio bianco. All’inizio mi ha spiazzato, poi mi sono ascoltato davvero. E ho capito che volevo parlare di qualcosa che viviamo tutti, ogni giorno. In dieci minuti avevo già riempito pagine di schizzi.
È stato un processo genuino, spontaneo, e incredibilmente istintivo. Anche il passaggio dal disegno al ricamo è stata una scoperta: vedere le mie illustrazioni prendere forma con una tecnica così materica, diversa dalla stampa, mi ha emozionato. Questo progetto è stato una continua esplorazione: visiva, tecnica, ma anche emotiva.

– Fernando Cobelo

Tra metafora e materia

Ogni immagine è il risultato di un pensiero annotato a mano, trasformato in segno.
Le texture diventano voce, la composizione un gioco tra pieni e vuoti, tra ironia e significato.
Un’estetica densa e istintiva, che trattiene il pensiero e lo fa vibrare.

ANOBA
ANOBA

Il tempo dell’attesa

L’opera lavora su una sospensione quotidiana, intima e universale: l’attesa.
Attimi in cui tutto si ferma e il tempo prende una forma nuova, fatta di trepidazione, nostalgia, possibilità.
Un racconto visivo che accoglie il silenzio e lo trasforma in trama, gesto, emozione condivisa.

ANOBA

THE SHAPE
OF EMOTION:
FERNANDO
COBELO

Tra Venezuela e Torino, con il cuore nell’illustrazione.
Dal Venezuela all’Italia, Cobelo ha scelto Torino come città dove vivere e creare. Illustratore affermato a livello internazionale, collabora con brand, riviste e scuole di design in tutto il mondo. Il suo linguaggio visivo, lineare e profondo, è una sintesi poetica di esperienze, simboli ed emozioni.
Le sue opere nascono da suggestioni quotidiane, ma si trasformano in racconti capaci di parlare al cuore di tutti con delicatezza e immediatezza.

Come illustratore, lavoro moltissimo con le metafore visive. Sono sempre stato una persona molto nostalgica. A pensarci bene, forse è soprattutto perché sono andato via da casa, in Venezuela, tantissimi anni fa e non sono più tornato a viverci. Le mie illustrazioni sono nate da un bisogno molto forte: quello di potermi esprimere attraverso un mezzo così potente come il disegno. All’inizio era più che altro un progetto molto personale, avevo anche altri lavori, non avrei mai immaginato che l’illustrazione sarebbe poi diventata la mia vera professione. E mi ha salvato tantissime volte, mi ha aiutato a conoscermi a fondo come persona. Dieci anni dopo – a guardarmi adesso – posso finalmente dire che è un lavoro, e me lo godo tantissimo. Non lo do mai per scontato. Le immagini che creo trasmettono emozioni, ed è questo quello che per me conta più di tutto. Nel mio lavoro le emozioni sono ovunque.

– Fernando Cobelo

Un surrealismo quotidiano,
tra segno e sentimento.

L’opera di Cobelo vive tra le copertine dei dizionari, le pagine dei quotidiani, il pack di un prodotto. Un tratto essenziale, a volte monocromatico, altre volte acceso da colori simbolici, racconta temi universali con una forza evocativa che richiama Munari, Talentino, Moonassi. Il suo linguaggio onirico e umanissimo rilegge la realtà con grazia e introspezione.

Ha collaborato con: The New York Times, The New Yorker, Netflix, Disney, Moleskine, Zanichelli, Unicef, Samsung, Penguin Random House, Lavazza, La Repubblica, L’Espresso, The Wall Street Journal.

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